Cosa succede nel primo colloquio psicologico?
- Alessandra Sansò
- Mar 11
- 3 min read
Decidere di rivolgersi a uno psicologo è un passo importante e può essere caratterizzato da paure, dubbi e domande. Non è facile prendere una decisione del genere: ancora oggi ci sono stereotipi che ruotano attorno alla provessione, talvolta vi possono essere paure rispetto a quello che gli altri potrebbero pensare di noi e della nostra decisione, tuttavia il dolore che possiamo provare può non essere comprensibile a tutti e gli amici non bastano a sostenerci. Infatti, uno dei punti fondamentali è che gli amici ci conoscono, quindi non possono essere obiettivi rispetto al nostro dolore o alla situazione che stiamo vivendo, al contrario lo psicologo è formato anche per non giudicare, per far riflettere e non per consigliarci, nè guidarci in cosa è giusto e cosa invece non lo è. E' una persona estranea ai fatti che si basa su ciò che gli viene comunicato. Molte persone, comunque, sentono il bisogno di parlare con un professionista, ma esitano perché non sanno bene cosa aspettarsi dal primo incontro.
Quello che c'è da sapere è che il primo colloquio non è un esame né un impegno definitivo: è uno spazio di conoscenza reciproca, in cui la persona può iniziare a raccontare ciò che sta vivendo: gli esperti sulla nostra vita siamo noi. Il primo incontro è soprattutto uno spazio di ascolto
Durante il primo colloquio lo psicologo invita la persona a parlare di ciò che l’ha portata a chiedere aiuto in quel momento della vita, quindi farà domande, per avere più chiara la situazione, ma questo non implica che si debba avere tutto chiaro, anzi può capitare di non sapere esattamente cosa dire.
Il primo incontro serve proprio a iniziare a mettere parole sulle esperienze. Nella tradizione psicoanalitica l’ascolto attento e non giudicante del terapeuta è considerato uno degli elementi centrali del processo terapeutico, come sottolineato già da Sigmund Freud nei suoi scritti sul metodo psicoanalitico. Non è un interrogatorio.
Una preoccupazione comune è che il primo colloquio sia una sorta di interrogatorio pieno di domande personali. In realtà, lo psicologo rispetta il ritmo della conversazione, della persona, dei suoi tempi e ascolta ciò che la persona gli comunica di sè.
Per comprendere meglio, lo psicologo potrà fare domande che riguardano la situazione riportata, le difficoltà riscontrate, il contesto familiare, relazionale e lavorativo e le aspettative che la persona può aver sviluppato rispetto al percorso.
Si inizia a comprendere meglio il problema
Durante il primo colloquio può emergere una prima comprensione della difficoltà che la persona sta vivendo e condividendo. Possono emergere svariati temi come ansia o attacchi di panico, difficoltà nelle relazioni, momenti di crisi personale come lutti, problemi scolastici, insicurezze ecc. Poter parlare liberamente di questi vissuti in uno spazio protetto può portare un primo senso di sollievo. Nella prospettiva psicodinamica, il colloquio iniziale permette di poter cominciare a cogliere i significati emotivi delle difficoltà presentate, come sottolineato da autori come Nancy McWilliams e Glen O. Gabbard.
Si valuta insieme il possibile percorso Nel corso dell'incontro si riflette insieme su come proseguire e si definiscono gli obiettivi: si può parlare, ad esempio, della frequenza degli incontri che personalmente reputo fondamentale essere settimanale. Questo, serve anche alla persona per capire se si sente a proprio agio con il professionista e quali sono le sue aspettative relative al percorso. Il rapporto di fiducia e la relazione che si instaurano tra terapeuta e paziente sono aspetti fondamentali dell'efficacia del percorso psicologico.
Un primo passo verso la comprensione di sè Il primo colloquio è un passo per fermarsi e dedicare uno spazio di ascolto a se stess*, può avere diversi significati soggettivi, ma soprattutto può essere l'inizio di un cambiamento e di un modo di comprendere se stess* e le proprie esperienze interiori.
Riferimenti bibliografici:
Sigmund Freud (1912). Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico.
Donald Winnicott (1965). The Maturational Processes and the Facilitating Environment.
Nancy McWilliams (2004). Psychoanalytic Psychotherapy: A Practitioner’s Guide.
Glen O. Gabbard (2017). Psychodynamic Psychiatry in Clinical Practice.
Jonathan Shedler (2010). “The Efficacy of Psychodynamic Psychotherapy.” American Psychologist.
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